Kechek el fouqara significa letteralmente formaggio dei poveri perché viene utilizzato come sostituto del latte di mucca o di pecora quando le persone non possono permetterselo a causa dell’alto costo delle materie prime. Il risultato finale è una palla morbida ma abbastanza densa, dal sapore piacevolmente acidulo, molto simile al formaggio.
Il kechek può essere prodotto anche con cereali senza glutine !!! Originariamente questo alimento è prodotto con Bulgur (un grano duro germogliato ed essiccato) ma è possibile produrlo anche con mais, riso, miglio, addirittura quinoa ! Con il bulgur i tempi di preparazione sono molto più lunghi anche più di 1 mese .
La mia variante sarà di quinoa, nota per la sua rapidità di preparazione e il gusto delicato. Ogni variante del kechek non solo offre sapori distinti, ma anche benefici differenti grazie alle proprietà uniche degli ingredienti utilizzati. Ognuna delle quali apporta una propria nota gustativa e nutrizionale al fermentato.
Autoprodurre il kechek in casa offre una serie di vantaggi facilmente intuibili:
– Costo delle materie prime estremamente contenuto.
– Libertà di scelta degli ingredienti, privilegiando prodotti di qualità magari integrali .
– Assenza di grassi aggiunti, ad eccezione di quelli naturalmente presenti .
– Preparazione semplice e priva di necessità di strumenti sofisticati.
– Possibilità di creare una scorta annuale, facilmente conservabile in dispensa.
– Opzione di personalizzazione del sapore utilizzando spezie o erbe aromatiche a piacere.
– Capacità di farlo stagionare in frigorifero, rendendolo più compatto e ideale per essere “grattugiato” come condimento per primi piatti.
Ho scoperto molte curiosità interessanti studiando questo alimento.
Innanzitutto, ho appreso che il nome con cui è conosciuto non è quello utilizzato in Libano e, sorprendentemente, che il Libano non è nemmeno il paese di origine di questa preparazione. In realtà, si tratta di un alimento diffuso in tutto il Medio Oriente.Il Libano è semplicemente il luogo dove Slow Food lo ha portato all’attenzione del mondo occidentale.
Un altro aspetto affascinante riguarda l’uso originario del Kishk el Foukara, che sembrerebbe essere il suo nome autentico. Contrariamente a quanto spesso crediamo in Occidente, non si consuma sotto forma di palline conservate sott’olio. Invece, il processo tradizionale prevede che venga fermentato, essiccato di nuovo e spesso trasformato in farina. Questa farina viene poi utilizzata per preparare una zuppa, anch’essa chiamata “Kishk”, una sorta di vellutata a base di farina di cereali.
Infine, è interessante notare che in molte regioni il Kishk viene realizzato mescolando bulgur (o sorgo) con yogurt, lasciando fermentare il composto direttamente nel latte acido. Questa pratica sembra spiegare l’origine dell’appellativo “formaggio dell’uomo povero”. Infatti, il latte acido veniva combinato con cereali per ottenere un prodotto simile a un formaggio, ma più economico e accessibile, dato che si trattava di una miscela di latte e cereali anziché un latticino puro.